Alla fine del XIX secolo, dopo l’emancipazione e grazie al diritto di votare nella politica britannica, i nazionalisti inglesi (per lo più cattolici) conseguirono il controllo del governo municipale di Dublino. Così molti protestanti di Dublino e delle alte classi unioniste, dovettero trasferirsi fuori dalla città, nei nuovi sobborghi come Ballsbridge e Rathmines che ancora si distinguevano per l’architettura Vittoriana e per le associazioni in origine lealiste come la Royal Dublin Society.

Cartello segnaletico per raggiungere la guinness storehouse sul quale è possibile riconoscere molti degli elementi tipici della più famosa birra irlandese: il fondatore Arthur Guinness che nel 1759 diede vita alla sua birra, la tipica pinta di guinness e l'arpa, marchio ufficiale

Cartello segnaletico per raggiungere la guinness storehouse sul quale è possibile riconoscere molti degli elementi tipici della più famosa birra irlandese: il fondatore Arthur Guinness che nel 1759 diede vita alla sua birra, la tipica pinta di guinness e l'arpa, marchio ufficiale

A differenza di Belfast,una città più a nord, Dublino non fu avvolta pienamente dalla rivoluzione industriale, non a casa la disoccupazione in città era un problema primario. A dare i posti di lavoro più stabili c’erano il birrificio Guinnes, la distilleria Jameson e la fabbrica di biscotti Jacob’s.

Nonostante il declino che Dublino subì in termini di importanza e benessere a causa dell’atto di unione, la città vide un processo di crescita per tutto il XIX secolo. Nel 1900 c’erano più di 400.000 persone. Chiaramente, con l’aumentare della popolazione aumentava anche la povertà, e nonostante fosse la seconda città dell’impero britannico, la mole smisurata di baracche della popolazione povera divenne assai noto e spesso reso noto da scrittori come James Joyce. Tra le zone più “conosciute” si ricorda “Monto” (attorno  a Montgomery Street) che divenne nota come il più grande quartiere a luci rosse dell’impero britannico che vedeva nei propri soldati dell’esercito i maggiori finanziatori frequentando appunto i luoghi e le persone di “Monto”.

Verso il 1925 “Monto” chiuse, grazie a una campagna nei confronti della prostituzione attuata dalla “Legione di Maria” (un movimento cattolico).